21) Schopenhauer. L'arte come liberazione.
A. Schopenhauer afferma che l'intuizione estetica  una
liberazione, sia pure temporanea, dal dominio della volont. In
quel momento ci  possibile raggiungere quella pace che sempre
cerchiamo e che sempre la volont c'impedisce di raggiungere.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, I, 38
(vedi manuale pagina 135).

 Nella contemplazione estetica abbiamo ritrovato due inseparabili
elementi: la conoscenza dell'oggetto, non come cosa singola, ma
come idea platonica, cio come forma permanente di tutta questa
specie di oggetti; e la coscienza del soggetto conoscente, non
come individuo, ma come soggetto della conoscenza puro, libero
dalla volont.
[...].
Finch dunque la nostra coscienza  riempita dalla nostra volont,
finch siamo abbandonati all'impulso dei desideri, col suo perenne
sperare e temere, finch siamo soggetti del volere, non ci 
concessa duratura felicit n riposo. Che noi andiamo in caccia o
in fuga, che temiamo sventura o ci affatichiamo per la gioia,
essenzialmente  la stessa cosa: la preoccupazione della volont
con le sue continue esigenze, sotto qualsiasi aspetto, riempie e
agita senza posa la coscienza; e senza pace nessun reale benessere
 mai possibile. Il soggetto del volere  cos senza tregua legato
alla volgente ruota di Issione, attinge sempre col vaglio delle
Danaidi,  Tantalo che in eterno si strugge.
Quando per una causa esteriore, o una disposizione interna ci
trae all'improvviso fuori dall'infinita corrente del volere e
sottrae la conoscenza alla schiavit della volont, e quando
l'attenzione non  pi rivolta ai motivi del volere, ma percepisce
le cose sciolte dal loro rapporto col volere, ossia le considera
senza interesse, senza soggettivit, in modo puramente oggettivo,
immergendosi tutta in esse, in quanto esse sono mere
rappresentazioni e non motivi: allora sopraggiunge, improvvisa e
spontanea, quella pace che, sempre dapprima cercata sulla via del
volere, ognora sfuggiva, e noi siamo allora perfettamente felici.
E' quello stato senza dolore, che Epicuro lod come il massimo
bene e come condizione degli di: perch noi siamo, in
quell'istante, liberati dal vile impulso della volont, e
celebriamo, noi forzati lavoratori della volont, il nostro giorno
di festa: la ruota di Issione si arresta.
Questo  appunto lo stato, da me pi sopra descritto come
necessario per la conoscenza dell'idea in quanto pura
contemplazione, assorbimento nell'intuizione, smarrimento di s
nell'oggetto, oblio di ogni individualit, abolizione della
conoscenza legata al principio di ragione, che afferra soltanto
relazioni;  lo stato, in cui immediatamente e inseparabilmente il
singolo oggetto intuito si eleva all'idea della sua specie,
l'individuo conoscente si eleva a puro soggetto del conoscere
libero dalla volont, ed entrambi, in quanto tali, non si trovano
pi nella corrente del tempo e di tutte le altre relazioni. E'
indifferente, allora, se il sole che tramonta si veda da un
carcere o da un palazzo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 676-678.
